LEONE SINIGAGLIA (1868-1944) E I SUOI MAESTRI: un italiano in Europa.

 

Nato a Torino da un ricca famiglia ebrea, ebbe una formazione assai ricca: oltre agli studi musicali, studiò inglese, francese e tedesco, giurisprudenza. Il salotto di famiglia era frequentato da letterati, artisti e nei primi anni della sua vita dedicò molto tempo alla scalata delle Alpi: nel 1896 uscì a Londra un suo libro di ricordi Climbing reminiscences of the Dolomites (London, T.F. Unwin) dedicata alla prima ascesa del Croda da Lago e del Monte Cristallo.

Dopo la morte del padre, Sinigaglia, allievo di Giovanni Bolzoni presso il Conservatorio di Torino, decise di acquisire una formazione musicale più ampia, visitando le principali capitali europee e fermandosi sei anni a Vienna per studiare con J. Brahms e il suo allievo E. Mandyczewski e nel 1900 con A. Dvorak a Praga.

Lo stile romantico italiano dei piccoli brani dai titoli intimistici e suggestivi, fu sostituito dalle grandi forme del tardo romanticismo tedesco: Sinigaglia entrò così nel catalogo dei grandi editori (Roeder, Breitkopf und Haertel,G.Ricordi&C.) con quartetti, romanze, variazioni, studi, concerti spesso omaggio ai suoi maestri.

Tornato in Italia, strinse amicizia con A.Toscanini, spesso primo esecutore della sua musica: accanto ai primi tentativi sinfonici ispirati alla sua terra, Leone Sinigaglia operò un più attento lavoro etnomusicologico sulle melodie popolare piemontesi, raccogliendone dalla viva voce dei contadini e trascrivendole in brani per voce e pianoforte. Fu così che nacquero in quegli stessi anni le Due danze piemontesi op.31 e Piemonte op.36, vera e propria sinfonia che a partire da melodie popolari “da osteria” si organizza in quattro movimenti intitolati Per boschi e valli, Balletto rustico, In montibus sanctis, Carnevale piemontese. La fusione tra le forme tardoromantiche e il pezzo di genere italiano era completa e preparerà la strada ai grandi lavori di O. Respighi: l’opera di Sinigaglia entrò stabilmente nel repertorio italiano e internazionale. Il suo Lamento in memoria di un giovane artista fu eseguito durante il Primo Festival Internazionale di Musica contemporanea nel 1930 a Venezia.

La sua ultima opera data alle stampe fu la Sonata op.44 per violino e pianoforte (1936) mentre le leggi razziali impedirono l’esecuzione e la pubblicazione della Suite op.45 per flauto e archi, brano in cui le suggestioni dei contemporanei emergono all’interno di un tessuto saldamento tardo-romantico ma ispirato al gusto italiano del bozzetto dai titoli bucolici: Al mattino, Il pastore innamorato, Aprile. Morì in ospedale a Torino nel 1944 durante un rastrellamento delle SS.

 Il concerto proposto interseca brani di Sinigaglia a composizioni dei suoi maestri (Brahms, Dvorak, Mandyczewki, Bolzoni) a testimoniare come il continuo rimando alla tradizione fu alla base del lavoro che il compositore piemontese fece inserendosi con peculiarità tutta italiana all’interno del filone tardoromantico.

 

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"Con particolare prudenza riguardo alla pittura musicale, ci si avverte sempre che la musica non può dipingere il fenomeno stesso, il quale resta sempre fuori dalla sua portata, ma soltanto il sentimento che tale fenomeno risveglia in noi. Invece è proprio il contrario: la musica può cercare di imitare solo il fenomeno esteriore, non il sentimento specifico da esso suscitato" 

- Eduard Hanslick

“Ma…insomma, perché poi la musica è così necessaria?” Non ti tratta tanto di rafforzare l’azione, quanto di finire di raccontare emozionalmente quando è inesprimibile con altri mezzi”.

- Sergej.M. Ejzenstejn

“La musica ha un contenuto? Questo è, da quando ci si è abituati a riflettere sulla nostra arte, il problema più scottante e controverso. Voci autorevoli sostengono la mancanza di contenuto della musica: esse appartengono quasi tutte a filosofi. Infinitamente più numerosi sono invece i sostenitori del contenuto nella musica: sono, fra gli scrittori, i veri e propri musicisti, e il grosso del pubblico sta con loro. […]

-Eduard Hanslick

 

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