Dopo i successi italiani e la lunga tournée europea, Rossini alla fine del 1824 divenne direttore del Théâtre Italien: per cinque anni curò l’allestimento delle opere sia sue (in italiano) sia di altri compositori, tra cui Mayerbeer. Nello stesso anno morì Luigi XVIII, richiamato dal senato nel 1814 e restituito al trono di Francia dalle potenze europee dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo.

Per l’incoronazione del suo successore, Carlo X (ultimo fratello di Luigi XVI), Rossini compose Il viaggio a Reims, eseguito con gran successo nel 1825 ma subito ritirata dalla scene per la sua natura celebrativa. Seguirono i primi adattamenti in lingua francese di opere italiane, tra cui Le siège de Corinthe e Moïse et le Pharaon e nel 1829 Guglielmo Tell, in virtù di un contratto con il governo di Carlo X con il quale gli veniva assicurato un vitalizio, indipendentemente dalla sua attività, sebbene il compositore si dichiarasse pronto a scrivere una nuova opera ogni due anni per l'Opéra. Rossini e sua moglie erano dunque in vacanza a Bologna quando nel 1830 un nuovo evento politico sconvolse la Francia, mandando Carlo X in esilio e proclamando Luigi Filippo d’Orléans re dei francesi. Il contratto e il vitalizio furono sospesi, ma Rossini decise immediatamente di partire per Parigi senza la moglie per far valere i propri diritti in una battaglia legale conclusasi con successo solo le 1836. Fu così che la prima opera “romantica” di Rossini fu anche la sua ultima composizione operistica. “Da alcune lettere si sa che già durante tale composizione prendeva in considerazione l'idea di concludere la carriera. La sicurezza finanziaria che aveva ormai acquisito fu un altro motivo. Gli avvenimenti politici ed artistici degli anni seguenti probabilmente consolidarono la sua decisione di abbandonare la carriera al culmine dopo il successo del Guglielmo Tell. Il gusto del pubblico era cambiato, l’opera come puro intrattenimento di altissimo livello era meno diffusa a favore di forme di spettacolo più attente alla trama e al carattere dei personaggi, alla qualità e originalità del soggetto. Tra il 1830 e il 1836 furono messe in scena una decina di capolavori, rimasti poi in repertorio come simboli del nuovo corso: Anna Bolena, I Capuleti e i Montecchi, Fra’ Diavolo, Norma, La Sonnambula, Robert le Diable, L’elisir d’amore, Lucia di Lammermoor, I puritani, Gli ugonotti.

Il soggiorno parigino di Rossini fu anche dettato da ragioni personali: una nuova donna, Olimpia Pélissier, aveva preso il posto di Isabella Colbran nel cuore del Cigno di Pesaro. Una epidemia di colera costrinse la coppia a lasciare a Parigi per Bologna, dove vissero in case diverse fino al 1846, quando la morte della moglie di Rossini rese possibile un secondo matrimonio con quella che da più di quindici anni era la sua compagna. Nel 1837 Gioachino e Olimpia vissero a Parigi, dove organizzavano salotti musicali di gran successo. A Bologna Rossini si occupò di aiutare Bellini e Donizetti e del locale liceo, oltre che del miglioramento del conservatorio. Durante il movimento rivoluzionario che scosse l'Italia nel 1848 fu inviso a molti dei suoi concittadini bolognesi per quella che veniva ritenuta mancanza di entusiasmo nei confronti del movimento per l'unità nazionale, e forse il suo disinteresse per la politica può trovare una giustificazione nel fatto che suo padre, ardente napoleonico, fu più volte imprigionato dai papalini. In seguito ad alcune dimostrazioni ostili i Rossini lasciarono Bologna per Firenze (i cui abitanti erano politicamente meno attivi), città in cui visse fino al 1855.

Nel 1848, in Francia, anche Luigi Filippo era stato costretto all’esilio e Luigi Napoleone ascese al potere come presidente della seconda Repubblica Francese, cui seguì il Secondo Impero nel 1852, sempre sotto la guida di Luigi Napoleone proclamatosi imperatore con il titolo di Napoleone III.

Rossini, nato alla fine del regno di Luigi XVI, seguito dalla prima repubblica, dal Direttorio, dall’impero napoleonico, dalla restaurazione borbonica di Luigi XVIII, dalla monarchia orleanista, dalla seconda repubblica e da un nuovo impero napoleonico aveva probabilmente vissuto troppo a lungo per credere nella politica e nella rivoluzione, e per entusiasmarsi per l’Unità d’Italia.

A Napoleone III nel 1867, in occasione della quarta Esposizione Universale (la seconda a Parigi), dedicò un inno « (avec accompagnement à Grand Orchestre et Musique Militaire) pour Baryton, un Pontife; Choeus de Grandprêtres, Choeur de Vivandiers, de Soldats et de Peuple. – Danse, Cloches, Tambours et Canons. Excusez du peu ! ».

Un anno dopo, Guglielmo Tell - opera composta quasi quarant’anni prima - aveva raggiunto la cinquecentesima rappresentazione all’Opéra di Parigi, segno dell’imperituro successo del compositore: nello stesso anno, il nuovo Re Vittorio Emanuele II insignì Rossini del titolo di Cavaliere di Gran Croce della Corona d’Italia, e il compositore scrisse per l’occasione una Fanfara per banda militare. In realtà, i quarant’anni che seguirono il ritiro di Rossini dalla scene videro un completo mutamento del gusto musicale: morti tutti i compositori del primo Romanticismo tedesco (Schubert, Mendelssohn, Weber, Schumann), morto Chopin, erano Wagner, Brahms, Liszt, Verdi i nuovi maïtres à penser della musica europea.

Salvo piccoli componimenti di circostanza, Rossini decide dunque di concentrare la sua vena creativa in una serie di nugae, piccoli brani per lo più per pianoforte, talora a servizio di uno strumento o un cantante, con cui poteva fare evolvere il suo gusto compositivo senza temere il giudizio del pubblico: sono brani raccolti dopo la sua morte in quattordici album dal titolo Péchés de vieillesse, come usava chiamarli il compositore, dai titoli ironici e dalla forte vena narrativa e sperimentale, ma al contempo pensati più per una lettura cameristica, nei salotti musicali che Rossini e Olimpia tennero per tutta la vita a Milano, a Firenze, a Bologna e a Passy, ultimo ritiro del compositore alle porte di Parigi.

(Luca Vonella)

 

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"Con particolare prudenza riguardo alla pittura musicale, ci si avverte sempre che la musica non può dipingere il fenomeno stesso, il quale resta sempre fuori dalla sua portata, ma soltanto il sentimento che tale fenomeno risveglia in noi. Invece è proprio il contrario: la musica può cercare di imitare solo il fenomeno esteriore, non il sentimento specifico da esso suscitato" 

- Eduard Hanslick

“Ma…insomma, perché poi la musica è così necessaria?” Non ti tratta tanto di rafforzare l’azione, quanto di finire di raccontare emozionalmente quando è inesprimibile con altri mezzi”.

- Sergej.M. Ejzenstejn

“La musica ha un contenuto? Questo è, da quando ci si è abituati a riflettere sulla nostra arte, il problema più scottante e controverso. Voci autorevoli sostengono la mancanza di contenuto della musica: esse appartengono quasi tutte a filosofi. Infinitamente più numerosi sono invece i sostenitori del contenuto nella musica: sono, fra gli scrittori, i veri e propri musicisti, e il grosso del pubblico sta con loro. […]

-Eduard Hanslick

 

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