DOMENICA 16 NOVEMBRE 2025, ore 20.30
1860: IL MANIFESTO CONTRO LA SCUOLA NEOTEDESCA
Woldemar Bargiel (1828-1897) - Ottetto Op.15a (1850). Adagio – Allegro appassionato
Johannes Brahms (1833-1897) - Sonata Op.120 per clarinetto (1894)* Allegro appassionato – Andante un poco Adagio – Allegretto grazioso – Vivace
Carl Reinecke (1824-1910) Kinder-Sinfonie (1897)* Allegro un poco maestoso – Andantino – Moderato – Steeple Chase. Molto vivace
*Direttore: Kirill Vishnyakov, Clarinetto: Michele Castiglioni
ENSEMBLE HORNPIPE
Flauti: Alessandra Bombelli, Clarice Zdanski – Oboe: Tracie MacKenzie - Violini: Valentina Ghirardani, Silvia Canavero, Eric Confalonieri, Ernesta Gandini
Viola: Luca Vonella - Violoncello: Tommaso Verganti - Contrabbasso: Massimiliano Confalonieri - Fortepiano e Organo: Paolo Cobetto Ghiggia
*Kirill Vishnyakov, direttore d'orchestra di nazionalità russa, è violista stabile dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, di cui fa parte dal 1994 e che ha diretto in diverse occasioni. Nell’ambito di “Crescendo in musica”, ha diretto Histoire du soldat di I. Stravinsky (2008) in collaborazione con la compagnia teatrale ilSaleinZucca; il balletto Lo schiaccianoci di P. Tchaikovsky (2009), in collaborazione con FNASD di Milano; la suite sinfonica Gli Uccelli di O. Respighi e Lo scoiattolo in gamba di Nino Rota (2011).
Con l’Orchestra Cantelli, nel 2008 ha diretto Stabat Mater di G. B. Pergolesi in occasione del concerto pasquale organizzato dal Comune di Milano; nel 2011 Motetto Exultate Jubilate e la Messa d’Incoronazione di W. A. Mozart nella basilica Corpus Domini a Milano.
Dal 2005 collabora con l’Orchestra Filarmonica Europea di Gallarate, dirigendo Mozart (Sinfonia concertante per i 4 fiati, Concerto per flauto e arpa, Sinfonia n. 9, Sinfonia K75, Sinfonia K 96, Sinfonia “Linz”, Sinfonia n. 40), Haydn (Missa brevis), Vivaldi, Mercadante, Haendel, J.S. Bach, Chopin, F. Liszt (Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra), Verdi (ouvertures da Nabucco, La forza del destino, La battaglia di Legnano).
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Tra le figure più importanti del panorama musicale del Romanticismo tedesco spicca sicuramente Robert Schumann (1810-1856), pianista, didatta, compositore e critico musicale.
Nel 1834, insieme a Wieck, Julius Knorr (1826-1881) e Ludwig Schuncke (1810-1834), fondò a Lipsia la «Neue Zeitschrift für Musik» («Nuova rivista per la musica»), di cui fu il contributore principale e della quale dal 1835 – dopo un primo anno affidato alle cure di Knorr – assunse la direzione. Dalle pagine della «Neue Zeitschrift für Musik» Schumann portò all’attenzione del mondo musicale coevo i talenti delle generazioni più giovani come Hector Berlioz, Fryderyk Chopin, Franz Liszt tra gli altri, e contribuì alla valorizzazione di figure e composizione del passato più o meno recente, come nel caso di Franz Schubert.
Charles Rosen nel suo libro «La generazione romantica» sottolinea quanto la folle spontaneità con cui Schumann rompe le regole classiche a partire dal 1850 viene rimessa in discussione con la revisione delle sue opere giovanili:
vi era stato un mutamento di clima nel clima artistico ed era nell’aria un ritorno, con Brahms nelle vesti di massimo alfiere, a un Classicismo più accademico. Ancora più importante risultò la difficoltà, sperimentata in tutte le arti, di prolungare l’originaria forza rivoluzionaria di quello che di quello che tutt’oggi riteniamo fosse lo stile romantico.
Nel mentre la rivista fondata da Schumann era passata di mano e il nuovo direttore Franz Brendel (1811-1868) utilizzò le pagine della rivista per sostenere le istanze di quella che egli stesso definì nel 1859 la Neudeutsche Schule. La nuova musica tedesca oltre a cercare un nuovo ruolo per il musicista come intellettuale con una responsabilità sociale aveva anche dei codici artistici mutati da quelli che Brendel considerava come modelli ideali: Richard Wagner (1813-1883), Franz Listz (1811-1886) e Hector Berlioz (1803-1869). Un tratto comune di questi compositori era il rifiuto dell’ideale formale nell’ambito della sinfonia e della sonata per la ricerca sulle forme più libere del poema sinfonico e del politematismo.
La reazione dei conservatori, anch’essi legati per tramite di Brahms e Clara Wiek a Robert Schumann, fu a mezzo stampa: il 6 maggio 1860 apparve sulle pagine del «Berliner Musik-Zeitung Echo» il seguente manifesto:
I sottoscritti seguono da tempo con rammarico le attività di un certo partito, il cui organo è lo «Zeitschrift für Musik» di Brendel. La suddetta rivista diffonde continuamente l'opinione che i musicisti più seri siano fondamentalmente d'accordo con le tendenze che essa rappresenta, che riconoscano nelle composizioni dei capi di questo gruppo opere di valore artistico e che nel complesso, e soprattutto nella Germania settentrionale, le controversie pro e contro la cosiddetta Musica dell'Avvenire sono concluse, e la controversia risolta in suo favore. I sottoscritti ritengono doveroso protestare contro tale errata interpretazione dei fatti, ed essi dichiarano che, almeno per quanto li riguarda, i principi espressi dal giornale di Brendel non sono riconosciuti, e che essi riguardano le produzioni dei dirigenti e allievi della cosiddetta Nuova Scuola Tedesca, che in parte si limitano a rafforzare nella pratica questi principi e in parte ancora impongono teorie nuove e inaudite, in quanto contrarie allo spirito più intimo della musica, fortemente da deplorare e condannare.
Tra le venti firme che accompagnavano questo manifesto troviamo Brahms, Woldemar Bargiel, Albert Dietrich, Carl Reinecke e Ferdinand Hiller: non vi appare invece Joseph Joachim (1831-1907) che pur avendo condiviso i suoi dubbi sulla musica di Listz con il suo amico Brahms e con la cerchia di Clara Schumann, era allora impiegato nell’orchestra di Weimar sotto la direzione di Liszt stesso.
Protetto di Felix Mendelssohn (1809-1847), figura fondamentale nella transizione dal Classicismo al Romanticismo, Joachim ammise la sua contrarietà alla musica di Listz solo nel 1857 quando scrisse: «Non mi è assolutamente simpatica la tua musica; contraddice tutto ciò che dalla prima giovinezza ho appreso come nutrimento per la mente dallo spirito dei nostri grandi maestri.»
Brahms, Reinecke e Bargiel sono tre compositori oggi di diversa fama, unitisi nel 1860 per difendere un’unica idea di musica in una sorta di manifesto programmatico le cui linee guida traspaiono dai brani di questo concerto.