DOMENICA 15 MARZO 2025, ore 20.30

LA STRAVAGANZA OP.4 (1714)

 Sinfonia da Ottone in Villa (1713, RV729)

Allegro (C)* – Larghetto (3/8) – [Allegro] (3/8)

 

Concerto II in Mi minore RV279

Allegro (C) – Largo (C) – Allegro (3/4)

Concerto XII in Sol maggiore RV298

Spiritoso e non presto (3/8) – Largo. Piano Sempre (3/4) – Allegro (3/4)

Concerto IV in La minore RV357

Allegro (C) – Grave e sempre piano (3/4) – Allegro (3/4)

Concerto IX in Fa maggiore RV284

Allegro (C) – Largo (3/4) – Allegro (C)

Concerto VIII in Re minore RV249

Allegro (12/8) – Adagio e Presto (C) – Adagio. Arcate lunghe (C) – Allegro (3/4)

Concerto I in Si bemolle maggiore RV383a

Allegro (C) – Largo e sempre piano (3/4) – Allegro (2/4)

 

Concerto in Do maggiore RV 557

Allegro non molto (C)* – Largo (3/4) – Allegro molto (3/8)

*fuga

 Enrico Mazzuca, I violino concertino e concertazione

GLI ADRIARMONICI

Valentina Ghirardani, II violini concertino - David Dell’Oro, violoncello concertino, Adriana Armaroli, clavicembalo, Giuseppe Barbareschi, contrabbasso

ENSEMBLE HORNPIPE

Ernesta Gandini, Silvia Canavero, violini - Luca Vonella, viola - Clarice Zdanski, Alessandra Bombelli, flauti - Tracie McKenzie, Silvia Canavero, oboi


La parabola musicale di Antonio Vivaldi (1678-1741) inizia a Venezia nel 1703 quando, giovane ecclesiastico, prese servizio come “Maestro di Violino” all’Ospedale della Pietà.

Compositore, violinista virtuoso, figlio di un violinista già attivo nel mondo musicale veneziano, “il prete rosso” grazia alla sua capigliatura fulva si fece presto valere sia come docente della putte, sia come compositore: nel 1704 fece acquistare nuovi strumenti per migliorare il suono dell’orchestra che arrivò il quegli anni a contare una ventina di cantanti, trenta strumentiste e due organiste, tutte al di sotto dei vent’anni.

Da qualche decennio la città aveva smesso di essere il “centro culturale del modno” ma non di produrre lavoro. L’aumento della richiesta di attrattive turistico-spettacolari aveva spostato l’interesse degli organizzatori teatrali sul modo di divertire gli ospiti piuttosto che sulla creatività. La tattica funzionò: case da giocao, teatri, kermesse carnevalizie, opere d’arte, spettacolari cerimonie ufficiali attrassero visitatori sempre più numerosi e sensibili alla quantità, oltre che alla qualità- La vita pubblica nella Venezia della prima metà del Settecento offriva numerose opportunità anche ai musicisti.[1]

Presto apparve la prima raccolta “Sonate a tre Op.1” a spese dell’editore veneziano Giuseppe Sala e i primi incarichi al di fuori della Serenissima nel 1708 a cui seguì una seconda raccolte di sonate.

Il 1711 fu l’anno della consacrazione editoriale. Con la stampa di Roger di Amsterdam uscì la serie di concerti per più violini dell’Estro Armonico, il cui successo incoraggiò un rapporto regolare tra editore e compositore. Estienne e Jeanne Roger, come il genero Michel-Charles Le Cène, erano mercanti di musica che conoscevano bene le regole commerciali, il gusto del pubblico e le aspettative dei dilettanti; non si lasciarono sfuggire l’occasione di aprire il mondo musicale internazionale alle raccolte vivaldiane, promuovendole anche con i pittoreschi sottotitoli che oggi sappiamo a memoria.[2]

Seguirono altre dieci raccolte tra nuove pubblicazioni e ristampe tra cui La Stravaganza Op.4.

E’ costume di chiunque di azarda di far comparire in publico qualche parto de proprio ingenio, raccomandarlo all’autorità di un gran nome che lo diffenda dalla garrulità dei maligni e dalla troppo affettata severità dei Critici.

Così Vivaldi si rivolge a Sua Eccellenza il Sig. Vettor Delfino, nobile veneto, nel frontespizio dell’edizione del 1714.

Il titolo dei dodici concerti per violini, archi e continuo, non è del tutto privo di significato.

Rispetto agli standard medi di un concerto per violino di Vivaldi, la raccolta La stravaganza è davvero materiale stravagante, pieno di fantasia e sperimentazione – suoni nuovi, trame ingegnose, linee melodiche esplorative, tipi originali di figurazione, forme non ortodosse. È musica inebriante, e ascoltare tutti e 12 i concerti di seguito, non è un modo di ascoltare che consiglierei.[3]

Meno eseguiti di molti altri brani entrati nel repertorio a partire dal Novecente, meno apprezzati anche all’epoca di Vivaldi se ci confrontiamo con la diffusione su tutto il continente della prima raccolta internazionale Op.3 i concerti Op.4 sono senza dubbio una risposta efficace alla battuta di Luigi Dallapiccola “Vivaldi ha scritto 400 volte lo stesso concerto”.

C’è un secondo aspetto che questo concerto vuole mettere in evidenza della musica di Vivaldi: già nel 1752, pochi anni dopo la scomparsa di Don Antonio, Charles Avison (1709-1770) musicista inglese e critico scrisse:

Tra i compositori più mediocri vi sono VIVALDI, TESSARINI, ALBERTI e LOCCATELLI, nelle cui composizioni sono egualmente assenti Armonia e vera Invenzione, essendo solo divertimenti per bambini e non per coloro che devono essere guidati verso l’apprezzamento del vero gusto musicale[4]

La risposta di Williams Hayes, professore di musica a Oxford non tardò:

Sono incline a credere, come nell’undicesimo concerto dell’Estro Armonico, che Vivaldi ci ha lasciato numerosi esempi della solidità della sua capacità compositiva.[…] Il concerto completo è una fuga: il soggetto principale della quale è ben inventato, ben trattato e l’intero brano è magistralmente diversificato con Artifizio e Armonie piene e complete.[5]

Ci vorranno anni perché la musica manoscritta di Vivaldi, le sue composizioni sacre, le sue opere liriche, i suoi tanti concerti scomparsi e dispersi negli ultimi faticosi anni della sua vita, dopo la rottura del contratto con il suo editore olandese, riapparissero e dimostrassero che proprio quel concerto RV565 (Op.3 – XI) fosse l’originale da cui Johann Sebastian Bach trae il suo concerto BWV 596 per organo, caratterizzato da una monumentale fuga a quattro parti.

Quel che gli altri compositori hanno appreso da Vivaldi fu certamente non il segreto su come scrivere fughe, piuttosto l’efficacia dei passaggi in unisono, la potenza della forma-ritornello, la struttura del concerto in tre movimenti, la forza espressiva di improvvisi passaggi di orchestrazione e tessitura, il contrasto drammatico tra ‘maggiore’ e ‘minore’ dello stesso tema e vari altri elementi all’interno di un linguaggio essenzialmente omofonico. […] La fuga è utilizzata da Vivaldi in un impressionante di differenti contesti e con inattesa varietà di diversità nella sua natura e nel metodo di applicarla.

Per questo abbiamo racchiuso una selezione di sei concerti da La Stravaganza all’interno di due brani: la Sinfonia da Ottone in Villa, prima opera di Vivaldi, eseguita per la prima volta presso il Teatro delle Grazie a Vicenza il 17 maggio 1713 e che si apre con un fugato a quattro parti, tutte in unisono a creare una sorta di crescendo; il Concerto RV 557 per due flauti, due oboi, due violini, archi e continuo che si apre anch’esso con una fuga a quattro parti, questa volta con la consueta sequenza tonica-dominante-tonica-dominante.

Luca Vonella

[1] A.Nascimbene. Vita e opere di Antonio Vivaldi, p.57 in Antonio Vivaldi (2007). Skirà

[2] Idem. p73

[3] S.Sadie. Vivaldi La Stravaganza https://www.gramophone.co.uk/reviews/vivaldi-la-stravaganza-2

[4] M.Talbot, Vivaldi and Fugue (2009=. p.6. Leo S. Olshki Editore, Firenze

[5] Ibidem.p6